Venerdi’ sera a Milano Marittima.

Una massa sudata a perdita d’occhio, ed io ero il sudario.
La scena che mi presenta nell’afa comprende le seguenti scene.

Alla rotonda 1° maggio scende un ragazzo tra i 25/30 anni da una Maserati bianca e lucida, ma talmente lucida e bianca che c’erano dentisti a cercargli una eventuale carie sulla carrozzeria, alla chiusura dello sportello, come l’ago della bussola tutto il pelo locale si è girato all’unisono verso quel polo magnetico, dal Cern studiano il fenomeno e ringraziano ancora per le foto.

Attorno a me ormoni, travestiti da ragazzini nascondevano piercing e microscopici tatoo sotto frange di capelli lunghi, belli ma soprattutto asciutti (incredibile, a me sudavano anche la unghie), sotto alle t-shirt attillate, dai colori più improponibili, dove il viola in persona vomitava per i contrasti, sfoggiavano addominali tartarugati o meglio scolpiti a immagine e somiglianza del toblerone.

Poi una figura topica mi si presenta durante il calvario soprannominato “vasca“, ed è il classico quarantenne, in perfetto stile Calboni, abbronzato al tono “divano in pelle di cuoio karibù“, che lanciava occhiate al plutonio dal tavolo di un ristorante in pieno centro e veniva contraccambiato con sorrisi maliziosi e occhi così dolci da dover ricoverare tutti i diabetici del circondario.

Mentre per quanto mi riguardava il caldo mi aveva tatuato le pupille a mezz’asta, segno di lutto alla (mia) memoria di ex-giovane baldanzoso, ma solo l’idea di aprire la bocca per “attaccar bottone” in quel carnaio d’inferno, aumentava la mia sete e contemporaneamente la quotazione in borsa del mojto del Loco Squad.

Attaccare bottone (come diceva mio nonno) era una inutile impresa da sartina, c’era già chi limonava pesante alla guida di una mini color cappuccino con schiuma.
Mi saranno mancate le basi o sarà stato lo stato di ebrezza anticipato, ma ho deciso di zittire, bevendo, quel ciuffo ribelle di neuroni che mi ricordava che in fondo, sotto all’ombelico (come ha dimostrato la NASA nel tempo libero), può esserci una forma di vita anche alla soglia dei 40 anni.

Ho salutato due facce, colate per terra dal caldo, e mi sono diretto in zona canalino ad affogare definitivamente le sinapsi, in compagnia di indigeni, che narravano di gesta semi-erotiche o semi-eroiche ma che venivano appellate, come “una impresa inutile” (infatti come dice il califfo: la seconda è da facchini), oppure come roba da ragazzini, e dato che noi ragazzini non lo siamo più ci rinfrescavamo felici di cotanta tanta “saggezza“.

Nel frattempo sfrecciavano centinaia di mila-euro, in forme metalliche di design…
…avevano tolto l’isola pedonale e al confronto tutte le BMW parcheggiate sembravano taxi tailandesi…

Ora, con quale super-potere credo di poter sostenere ancora il confronto e la fatica, di una serata del genere?
Con quale sprezzo del pericolo e dell’umidità posso pensare di affrontare una mia rappresentazione in veste di pseudo-giovane?
“Ai posteri l’ardua sentenza”

This entry was posted in | and tagged , Bookmark the permalink. Post a comment or leave a trackback: Trackback URL. | Edit

Post a Comment

You must be logged in to post a comment.